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MEDIATORE: CONTRATTO VERBALE

 

In diritto “il mediatore è colui che mette in relazione due o più parti per la conclusione di un affare, senza essere legato ad alcuna di esse da rapporti di collaborazione, di dipendenza o di rappresentanza” (art. 1754 c.c.).

In tema di mediazione purtroppo in dottrina non vi è unicità di vedute in ordine alla fonte del rapporto, registrandosi difformità di opinioni tra chi ne afferma la natura non negoziale e chi propende invece per la natura contrattuale.

Infatti, nonostante il suo inserimento nel titolo dedicato ai singoli contratti, la mediazione sarebbe, secondo alcuni, una fattispecie non contrattuale, giacché il rapporto di mediazione è il prodotto della messa in relazione di soggetti per opera del mediatore, a prescindere da un eventuale accordo intercorso tra essi, per cui l’attività del mediatore risulta libera e volontaria.

Secondo la tesi acontrattualistica della mediazione, tra l’opera del mediatore e la conclusione dell’affare è necessario che vi sia un nesso di causalità, indipendentemente dal fatto che entrambe le parti abbiano inteso valersi dell’opera del mediatore, a nulla rilevando la consapevolezza, o no, in capo alle parti di servirsi della collaborazione del terzo.

Per i contrattualisti, invece, non potrà mai esservi mediazione qualora gli interessati non siano stati messi nella condizione di conoscere l’attività del mediatore e, quindi, di valutare l’opportunità, in termini di efficienza economica, di avvalersi del suo operato.

La giurisprudenza è ormai orientata verso la tesi c.d. contrattualistica e, condivisibilmente, ravvisa il fondamento del consenso nella volontà delle parti, espressa mediante dichiarazioni o anche per facta concludentia (Cass. Civ. n. 6963/2001).

Infatti la Suprema Corte ha più volte affermato che per la configurabilità di un rapporto di mediazione non occorre l’atto scritto potendo l’incarico desumersi per facta concludentia, ossia attraverso la utilizzazione consapevole dell’attività del mediatore (ex multis Cass. Civ. n. 7251/2005).

In sostanza, sussiste l’incarico quando si dimostri semplicemente che le parti hanno avuto consapevolezza dell’intermediazione, valorizzandola come tale.

In ordine al profilo che in questa sede rileva, afferente cioè l’insorgenza del diritto alla percezione della provvigione, l’art. 1755 c.c. chiarisce che “Il mediatore ha diritto alla provvigione da ciascuna delle parti, se l’affare è concluso per effetto del suo intervento”.

Siffatto diritto non postula, tuttavia, l’esistenza di uno specifico incarico, purché l’attività del mediatore abbia avuto efficacia concausale ai fini della conclusione dell’affare (Cass. Civ. n.1290/2001).

Infatti, se come affermato in precedenza il contratto può ritenersi concluso anche per fatti concludenti (e quindi verbalmente) non sussiste la necessità di uno specifico incarico ai fini dell’insorgenza del diritto alla provvigione.

In altri termini, affinché sorga il diritto del mediatore al compenso è sufficiente che vi sia la conclusione di un affare tra le parti comunque messe in contatto dall’ intermediario, anche in assenza di un incarico espresso o ricostruibile, purché l'attività svolta dal richiedente detta provvigione abbia avuto efficacia concausale ai fini della conclusione dell'affare.

In tal senso, invero, non è richiesto che tra l’attività del mediatore e la conclusione dell’affare deve sussistere un nesso eziologico diretto ed esclusivo, in quanto sufficiente che, anche in presenza di un processo di formazione della volontà delle parti complesso ed articolato nel tempo, la messa in relazione delle stesse costituisca l’antecedente indispensabile per pervenire, attraverso fasi e vicende successive, alla conclusione del contratto.

La prestazione del mediatore, pertanto, può esaurirsi anche nel ritrovamento e nell’indicazione di uno dei contraenti, indipendentemente dal suo intervento nelle varie fasi delle trattative sino alla stipula del negozi, sempre che la prestazione suddetta possa legittimamente ritenersi conseguenza prossima o remota della sua opera, nel senso che senza la stessa il negozio non sarebbe stato concluso.

Avv. Giampiero Stuppia

Studio Legale Roma, Link:  Stuppia & Scarpa

Via Magna Grecia, 30, 00183 Roma  Tel. 06 7759 1225

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